Benzina e diesel registrano un primo calo dopo il tetto annunciato da Eni e l’intervento di Ip. Ma i prezzi restano su livelli elevati e per le categorie che lavorano ogni giorno sulla strada l’emergenza non è ancora rientrata.
Il prezzo dei carburanti prova a rallentare, ma per chi della strada ha fatto il proprio luogo di lavoro l’emergenza resta. Dopo settimane di rincari, nelle ultime ore è arrivato un primo segnale di raffreddamento dei listini, favorito anche dagli interventi annunciati dai grandi operatori. I numeri, tuttavia, raccontano ancora di una spesa molto pesante soprattutto per autotrasportatori, tassisti, Ncc e agenti di commercio.
Secondo gli ultimi dati dell’Osservatorio prezzi del Ministero delle Imprese e del Made in Italy, aggiornati al 28 settembre 2026, il prezzo medio nazionale in modalità self è sceso a 2,152 euro al litro per la benzina, contro i 2,159 euro del giorno precedente, e a 2,369 euro per il gasolio, contro i precedenti 2,377 euro.
Diesel a 2,37 euro: il conto per chi viaggia ogni giorno
Per un automobilista che utilizza il mezzo occasionalmente, pochi centesimi possono rappresentare una variazione contenuta della spesa mensile. Per un camionista, un tassista o un agente di commercio che percorre centinaia di chilometri, invece, ogni aumento del prezzo al litro si moltiplica rapidamente.
È proprio questo il punto evidenziato nelle ultime settimane dalle associazioni di categoria. Gli autotrasportatori hanno segnalato il rischio che, con costi del carburante troppo elevati, diventi sempre più difficile mantenere in equilibrio i conti delle imprese.
Tassisti: la protesta si allarga
Sul fronte dei taxi la tensione è cresciuta ulteriormente. Le organizzazioni sindacali Unica Taxi Filt Cgil e Uiltrasporti hanno chiesto un confronto con il Governo, definendo la situazione della categoria insostenibile e prospettando un fermo del servizio in assenza di risposte.
Il caro carburante si somma infatti agli altri costi di gestione dei veicoli e alle difficoltà strutturali che interessano il settore. Per chi lavora su strada, quindi, il problema non riguarda soltanto il prezzo di un pieno, ma l’equilibrio complessivo dell’attività.
In Trentino-Alto Adige coinvolte migliaia di imprese
L’impatto è particolarmente significativo nelle realtà dove il trasporto su strada ha un peso rilevante. Secondo una precedente analisi della Cgia riportata da Il Dolomiti, in Trentino-Alto Adige sono circa 4.780 le imprese riconducibili alle categorie maggiormente esposte al caro carburante, tra autotrasportatori, tassisti, Ncc e agenti di commercio.
La stessa analisi aveva evidenziato, nella fase precedente della crisi, un aumento del prezzo del diesel di oltre 20 punti percentuali rispetto ai livelli presi come riferimento, con un aggravio significativo per il costo dei rifornimenti dei mezzi pesanti.
Il nodo resta il costo per le imprese
Il lieve calo registrato nelle ultime ore non modifica quindi il problema centrale: per le attività che consumano grandi quantità di carburante, il costo energetico continua a incidere direttamente sui margini.
Nel trasporto merci, un aumento del gasolio può trasformarsi in maggiori costi logistici e, quando non può essere assorbito dalle imprese, finire per riflettersi sulle tariffe. Per taxi e Ncc il margine di manovra è diverso, ma il principio è analogo: il carburante è una componente immediata del costo del servizio.
