Il governo annuncia lo sblocco degli aiuti contro il caro gasolio, ma la protesta non si ferma in tutto il Mezzogiorno. Al centro della vertenza i ritardi nei pagamenti, l’aumento dei costi e le difficoltà delle piccole imprese di trasporto.
La promessa di oltre un miliardo di euro non basta, almeno per il momento, a placare la protesta degli autotrasportatori. Dopo il confronto tenutosi a Milano con le rappresentanze del settore, il ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti Matteo Salvini e il viceministro Edoardo Rixi hanno annunciato lo sblocco delle risorse destinate alle imprese, insieme a ulteriori interventi per fronteggiare il rincaro del gasolio.
Dietro l’annuncio di una cifra superiore al miliardo, tuttavia, si nasconde una questione decisiva: una parte consistente degli importi riguarda finanziamenti già previsti, rimasti in attesa di erogazione per mesi. Secondo la ricostruzione pubblicata da Il Fatto Quotidiano, le nuove risorse prospettate si fermerebbero a poco più di 160 milioni di euro, ancora da reperire attraverso i provvedimenti annunciati dal governo.
Il nodo del miliardo: risorse annunciate e fondi da sbloccare
Nel totale rivendicato dall’esecutivo rientrano infatti crediti d’imposta già programmati, contributi per i collegamenti marittimi e fondi destinati al rinnovo del parco veicolare. Quest’ultima misura vale circa 590 milioni di euro, ma il suo utilizzo è rimasto condizionato da questioni amministrative e normative, comprese quelle legate alle regole europee.
Il governo sostiene di voler accelerare le procedure e individuare ulteriori risorse. Per le imprese, però, la priorità resta una: trasformare gli annunci in liquidità disponibile, evitando che i ritardi amministrativi rendano inefficaci gli aiuti.
La protesta continua al Sud
L’esito del confronto non ha prodotto una risposta uniforme. In Sicilia, il Comitato dei trasportatori siciliani ha deciso di revocare il fermo, pur mantenendo alta l’attenzione sull’attuazione degli impegni. In Campania e Calabria, invece, i blocchi sono proseguiti; in Puglia la mobilitazione è rimasta parzialmente attiva.
Le conseguenze rischiano di ripercuotersi anche sui cittadini. Le difficoltà nella circolazione delle merci possono rallentare i rifornimenti di supermercati e attività commerciali, soprattutto per i prodotti freschi e deperibili. Il protrarsi dei blocchi potrebbe aggravare i disagi nelle aree maggiormente coinvolte.
Il prossimo appuntamento è il 27 ottobre
Il governo e le rappresentanze dell’autotrasporto torneranno a confrontarsi il 27 ottobre, quando sarà possibile verificare l’avanzamento delle procedure e l’effettiva partenza dei pagamenti.
È questo il passaggio che potrà determinare l’evoluzione della protesta. Le associazioni nazionali hanno accolto positivamente gli impegni annunciati, ma hanno anche ribadito la necessità di vigilare sulla loro concreta attuazione.
