Ex Ilva, stop ai blocchi della raffineria Eni: ripartono i rifornimenti al Sud. Resta l’allarme per trasporti e supermercati

Redazione
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Dopo cinque giorni di protesta, i lavoratori dell’ex Ilva annunciano la rimozione del blocco stradale davanti alla raffineria Eni e la fine dello sciopero alle 23. Atteso il ritorno graduale alla normalità per i carburanti, mentre il caro gasolio alimenta la tensione tra autotrasportatori e imprese. Il 27 ottobre il confronto con il governo sul futuro dello stabilimento.

La crisi dell’ex Ilva di Taranto continua a far sentire i suoi effetti ben oltre i cancelli dello stabilimento siderurgico. Per giorni, il blocco degli accessi alla raffineria Eni ha messo sotto pressione la distribuzione di benzina e gasolio in Puglia, Basilicata e Calabria, provocando disagi agli automobilisti e difficoltà per il trasporto delle merci. In alcune aree si sono registrate stazioni di servizio senza carburante, mentre il rallentamento delle consegne ha fatto scattare l’allarme per gli approvvigionamenti alimentari.

Carburanti, rifornimenti verso la normalità

L’interruzione degli accessi alla raffineria di Taranto ha avuto conseguenze significative sulla distribuzione dei prodotti petroliferi nel Mezzogiorno. L’impianto rappresenta infatti un nodo importante per il rifornimento di Puglia, Basilicata e Calabria.

Nei giorni scorsi, le difficoltà si sono estese progressivamente: dai primi distributori rimasti a secco nel Tarantino, il problema ha raggiunto altre province pugliesi e le regioni limitrofe. Le criticità hanno coinvolto anche gli aeroporti di Bari e Brindisi, dove si è reso necessario gestire con particolare attenzione le disponibilità di carburante per gli aerei.

Con la rimozione del blocco, le autocisterne potranno tornare a raggiungere la raffineria e a distribuire il carburante alle stazioni di servizio. Il ripristino, tuttavia, sarà graduale: la riapertura degli accessi non significa che tutti gli impianti torneranno immediatamente a essere riforniti, perché occorrerà smaltire gli arretrati logistici e ricostituire le scorte.

Supermercati, il rischio di scaffali vuoti

L’emergenza non riguarda soltanto i carburanti. La riduzione della disponibilità di gasolio e le difficoltà nella circolazione dei mezzi pesanti hanno messo sotto pressione l’intera catena di distribuzione delle merci.

Il trasporto su gomma è essenziale per rifornire supermercati, negozi e mercati ortofrutticoli. Quando i camion non riescono a partire o a completare i propri percorsi, i ritardi si ripercuotono rapidamente sulla disponibilità dei prodotti, soprattutto quelli freschi e deperibili.

Nei giorni scorsi sono state segnalate difficoltà negli approvvigionamenti di alcuni supermercati, in particolare nel Foggiano, con preoccupazioni per la disponibilità di frutta e verdura.

Il rischio maggiore riguarda i prodotti che devono essere consegnati in tempi brevi e mantenuti in condizioni adeguate di conservazione. Ogni ritardo può compromettere la qualità della merce, aumentare gli sprechi e causare perdite economiche per agricoltori, distributori e commercianti..

Una crisi locale con conseguenze nazionali

La vicenda dimostra quanto siano strettamente legati il sistema industriale, l’energia e la logistica. Un blocco nato da una vertenza occupazionale può rapidamente trasformarsi in un problema per gli automobilisti, per le aziende di trasporto, per il comparto agroalimentare e per i consumatori.

La rimozione dei presidi davanti alla raffineria Eni rappresenta dunque un primo passo verso il ripristino della normalità nel Mezzogiorno. Non risolve, però, le cause della protesta né le difficoltà economiche che attraversano il settore dell’autotrasporto.

Le prossime settimane saranno decisive su due fronti: da una parte, il ritorno regolare dei rifornimenti e delle consegne; dall’altra, la ricerca di un accordo che garantisca un futuro industriale sostenibile all’ex Ilva.

La priorità immediata è evitare che i disagi si traducano in nuove interruzioni della distribuzione e in ulteriori costi per famiglie e imprese. Quella di lungo periodo è trovare una soluzione che tuteli il lavoro, la salute e la continuità produttiva, senza lasciare il territorio esposto al rischio di nuove emergenze.